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« Dottò, so’ 3 euri...jaa guardo io la macchina che così nun
jela graffia nessuno e nun jela rubbeno ». Suona sinistramente
minacciosa la frase buttata lì da uno dei tanti parcheggiatori abusivi
che pullulano sul lungomare. L’effetto è quello di convincere
l’automobilista a pagare per evitare “dispiaceri”. Per la legge
questo è un reato specifico: estorsione.
Meno di un mese fa i carabinieri di Ostia hanno arrestato cinque
guardiamacchine pizzicati da pattuglie di militari, uomini e donne, in
tenuta da mare. Sono bastati pochi giorni perchè la paura agli abusivi
passasse. E oggi la Litoranea e lungomare Amerigo Vespucci, dove la
sosta è ardita per la scarsità di spazio, sono nuovamente assediate
dai parcheggiatori.
Ma, quello del ”pizzo sul parcheggio”, non sarà l’unico fastidio
a rovinare la vacanza ai pendolari motorizzati del mare di Roma. Un
contenzioso tra vigili urbani e amministrazione capitolina sul pagamento
degli arretrati ha fatto precipitare le relazioni sindacali. Oggi
lavoreranno scontenti ma mercoledì prossimo e nel giorno di Ferragosto
i pizzardoni di Ostia invece di scendere sulla strada se ne resteranno
all’interno della caserma, l’ex colonia Vittorio Emanuele III.
«Siamo pochi di fronte all’assalto estivo e il servizio di viabilità
balneare si basa sul lavoro straordinario: scendere in strada senza
essere pagati o ricevere i soldi con due-tre mesi di ritardo significa
non avere rispetto verso di noi. Le assemblee dei prossimi giorni
serviranno a dimostrare che siamo offesi» sostengono alla Uil e al Sulpm,
i sindacati più agguerriti.
Vigili o no, oggi, come ieri e come in qualsiasi altro giorno balneare,
per gli irriducibili del mare in auto, la caccia al parcheggio resta
sempre un incubo. Il Campidoglio ha incentivato l’uso dei mezzi
pubblici e la risposta è stata lusinghiera. Nessuno, però, aveva
previsto che molti romani, strangolati dalla crisi economica, avrebbero
ridotto i viaggi e la durata delle vacanze. Così, il mare di casa,
rimane l’ultima spiaggia. Ma anche l’ultimo parcheggio.
G.Man.
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